Poesie disperse (2002/2007)

Da che non mi parlo più

(maggio 2002)

 

Da che non mi parlo più di te

ti racconto,

senza spiegare, – perché non comprese –

pieghe

recondite assai ai miei convincimenti.

 

E forse fingo di fingere

computando false poesie

dai miei pensieri sperperati.

 

Vuoto fu il mio sperdermi

invano ai tuoi occhi

crudeli e saggi di sacra ingiustizia.

 

Salvarsi
è lecita ambizione di un naufrago;

condannare

è possibilità di chi giudica.

 

E allora dovrei assolvermi

e condannarti al rimpianto.

Unica pena

che ancora potresti infliggerti.

 

 

Dittico per F.

(2002/2006)

 

E tu, soffice soffio di vita,

come un sospiro profondo mi accarezzi il volto.

Ma sono baci apparenti i tuoi passaggi infiniti

e i sospiri che mi sfiorano le labbra umide,

ebbre ancora dei tuoi umori.

 

Fitta rete di bisbigli,

le parole che intessi con movenze lievi

si sfaldano presto per ritornar pensieri.

 

Non ambisco ad altro che non siano i tuoi baci.

Non chiedo altra ricchezza che non sia l’averti.

 

***

 

Si mischia a disincanto il tuo profumo perduto.

Non impera più su stanze di memoria le cui finestre,

ora aperte,

lasciano respiro all’aria nuova.

 

 

Nostra signora degli addii

(aprile 2007)

 

Non si può chiedere a parole d’essere altro se non parole.

Non si può chiedere a parole d’esprimere altro da ciò che esprimono.

Non si può chiedere ciò che non è dato chiedere.

Il pensiero è spesso inganno.

 

Chiedi allora al tuo Dio, al Dio che è di tuo padre e non è mio,

che ti dia realtà di visioni, nostra Signora degli Addii.

 

Io riconosco ai miei occhi la vista non obiettiva delle cose,

ma non chiedo loro di vedere dietro porte chiuse

e volgo lo sguardo altrove.

 

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