Tutti gli uomini di Morgue (intervista a Gabriele Di Benedetto)

La copertina di Morgue n. 1 (Shok Studio 1995).

La copertina di Morgue n. 1 (Shok Studio 1995).

Presentata in occasione della Comiconvention di Milano, Morgue rappresenta la prima uscita di una collana autoprodotta dal neonato Shok Studio. Autoproduzione significa principalmente ampia possibilità di operare scelte libere da condizionamenti esterni allo staff creativo, ma anche e soprattutto accollarsi quella serie di azioni circostanziali, come i contatti con i tipografi e i distributori che, se rappresentano il lato più rischioso del progetto, sono anche, terminato il lavoro creativo, estremamente affascinanti. L’intervista di seguito ha avuto quale ospite Gabriele Di Benedetto, coordinatore dello Shok Studio.

Gabriele Ferrero – Innanzitutto credo sia d’obbligo una vostra presentazione per tutti coloro che ancora non vi conoscono.

Gabriele Di Benedetto – Lo Shok Studio è composto da un gruppo di giovani, si è costituito nel 1993 e si propone il fine di esaltare le caratteristiche di ciascun collaboratore garantendo la massima libertà creativa.

Ferrero – Che significato ha per voi la parola “autoproduzione”, anche in termini finanziari?

Di Benedetto – Innanzitutto vuol dire credere nelle proprie idee, avere qualche soldino da parte e reinvestire tutto il ricavato di ogni numero nella produzione di quello successivo.

Ferrero – Di che natura è stato il rapporto con i tipografi e i distributori?

Di Benedetto – Per quanto riguarda Morgue non abbiamo avuto buoni rapporti con il tipografo, ma è stato principalmente un nostro errore, in quanto abbiamo scelto una piccola tipografia che ci ha trattato con superficialità. La distribuzione, invece, abbiamo deciso di gestirla da soli per il primo numero. Per il prossimo abbiamo già scelto una tipografia più grande, mentre la distribuzione verrà gestita dalla Star Shop.

Ferrero – E il primo contatto con il pubblico?

Di Benedetto – È stato emozionante. Lavorando molto tempo a Morgue eravamo diventati poco obiettivi riguardo al risultato, e l’incontro con il pubblico è servito a farci comprendere i pregi e i difetti del nostro lavoro.

Ferrero – Fate uso di computer?

Di Benedetto – Sì, è una cosa in cui crediamo molto, le tavole sono scansite e con un programma di ritocco fotografico (Photoshop) sono retinate creando un effetto di mezza tinta. Questo sarà uno degli elementi che caratterizzeranno le nostre produzioni future.

Ferrero – Vuoi dire che avete altri progetti in cantiere?

Di Benedetto – Per quanto possa sembrare anomalo nel panorama fumettistico attuale, abbiamo deciso di non sviluppare un solo personaggio, bensì tre e molto diversi tra loro, che appariranno in una singola serie alternando le loro vicende. Questo in maniera tale da non dover affrontare un solo genere, e quindi correre il rischio di riprodurre le medesime situazioni. Dopo Morgue, in cui tratteremo tutte quelle tematiche legate, in varia misura, alla follia, uscirà (verso metà novembre) Ragno, nel quale l’ambientazione sarà onirica, ma con un occhio di riguardo al sociale. Ultimo ma non ultimo, arriverà Egon, un bambino con un corpo da adulto, caratterizzato da situazioni al limite del grottesco.

Ferrero – Questi tre personaggi sono stati creati dalla stessa persona o sono frutto di collaborazioni?

Di Benedetto – Essendo lo Shok Studio composto da un gruppo di amici, prima che autori, i nostri lavori nascono da continue discussioni e scambi di idee, così che il risultato non è riconducibile a un singolo ma all’intero studio.

Ferrero – Anche le copertine saranno realizzate a rotazione o saranno firmate dallo stesso autore?

Di Benedetto – Sono convinto, ma questa è un’opinione personale, che parte del successo, tra virgolette, del nostro lavoro sia dovuto all’impatto grafico delle copertine di Orlandelli. Per questo anche le prossime porteranno la sua firma, cosi anche da costituire una continuità tra i vari episodi della serie.

Ferrero – Nel primo numero di Morgue ci si trova davanti a una fantomatica Nexus 3, di che si tratta?

Di BenedettoNexus 3 è la base operativa dove si effettuavano esperimenti su cavie umane. Dico effettuavano perché nel primo episodio di Ragno (il secondo della serie, nda) la base esploderà lasciando liberi i personaggi. In realtà Nexus 3 è la scusa per motivare i superpoteri che contraddistinguono Morgue, Ragno e Egon.

Ferrero – Avete particolari referenti artistici per quanto riguarda scelte di ambientazione i rimandi culturali?

Di Benedetto – A questa domanda mi è difficile rispondere, in quanto essendo il nostro un gruppo numeroso e composito ognuno proviene da esperienze assai diverse, quindi non è possibile dare una risposta coerente a nome di tutti. Posso solo accennare ai miei personali punti di riferimento, che per quanto riguarda la letteratura sono Hermann Hesse, Carlos Castaneda e Charles Baudelaire, mentre ultimamente mi affascinano gli scrittori della Beat generation. Passando al cinema non posso evitare di citare registi come Stanley Kubrik, i fratelli Cohen e David Cronemberg. In ambito fumettistico ammiro Andrea Pazienza, Vaughn Bodé, Jamie Hewlett e la maggior parte degli autori della scuola inglese.

(Fumo di China n. 35, Ned 50)

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