Le follie di GretaEta

Ymeta.

Ymeta.

(if n. 10, Epierre)

A volte appare nella ricerca di Greta Crippa qualcosa di sfuggente; c’è sempre un aspetto in lei, a dispetto di altri, difficile da fissare.

A volte è possibile riconoscere in GretaEta un personaggio di Greta Crippa. Il suo unico personaggio. Necessario per comprendere molto altro del suo mondo, quello meno “appariscente”, fatto di lavoro su pagine da riempire di racconti.

Greta occorre a Greta per definirsi, o così mi piace pensare, ma è certo che Greta non è per Greta un pupazzo, una bambola alla quale cambiare spesso l’abito.

Greta è per Greta un pretesto su cui lavorare, avvolgente e caldo come la coperta di Linus; costringente quanto la tuta che ferma Elektra al proprio ruolo. Greta continua a prendersi e a lasciarsi, per poi ricominciare questo gioco infinito al quale, attraverso un’intervista ho tentato di sottrarla per il tempo di un giro.

Gabriele Ferrero – Chi è Greta?

Greta Crippa – Uhm… potrei dirti che è un allegro pagliaccio disperato.

Ferrero – Nella definizione fisica dei personaggi ti lasci influenzare da qualcuno che hai incontrato o sono parto della tua fantasia?

Greta – Spesso è una figura che invento, ma che riflette inevitabilmente un incontro che per me ha contato; tali sono anche Lady Oscar, I Rugrats, Hello Spank, Evelin (in originale Pelsha) e altri anime che traduco nella mia visione.

Ferrero – Credi che caratterialmente le tue pin-up ti assomiglino? E quanto credi che altri si possano riconoscere nelle situazioni che vivono?

Greta – Sì, però al meglio. Penso di scrivere per una piccola cerchia di persone e quando incontro qualcuna che dice di essersi rivista, ne sono felice.

Ferrero – Esiste una tua lettrice tipo?

Greta – Credo di sì: le adolescenti, o comunque persone ancora in cerca…

Ferrero – In cerca di cosa?

Greta – Più della strada che si deve percorrere, che del traguardo dove trovare quello che si va cercando.

Ferrero – Mi sembra che tu abbia un certo interesse riguardo ai modi del linguaggio e alle “mode” giovanili, come il piercing e la body-art…

Greta – Colgo quella che sento essere la mia realtà. È una cosa spontanea a cui non faccio nemmeno caso… magari a settant’anni parlerò di nonnette sprint!

Ferrero – In che modo ti poni nei confronti di una storia conclusa?

Greta – Tecnicamente anche se mi accorgo di aver fatto degli errori, siccome credo ciecamente nell’istintività, non la ritocco più.

Ferrero – Riesci sempre a comunicare ogni aspetto di quanto ti proponi di dire?

Greta – Forse ho poco da dire a chi non sa guardare cosa si nasconde sotto il cinismo e l’ironia.

Ferrero – Ci sono autrici o autori che ti hanno influenzato per via dello stile e, soprattutto, per le idee sul fumetto?

Greta – Per quanto riguarda le autrici ce ne sono alcune che amo particolarmente, ma in realtà rimango molto legata al linguaggio degli anime e alle mie esperienze di vita; poi sono rimasta folgorata quando ho visto i fumetti di Waughn Bodé, che ritengo un genio che ha precorso i tempi.

Ferrero – Credi che ci siano autrici che abbiano “qualcosa da dire”?

Greta – Graficamente sì, ma mi dispiace molto non vedere una presa di posizione più netta da parte di alcune disegnatrici che privilegiano l’aspetto grafico al contenuto. In realtà non sono una gran lettrice di fumetti.

***

Copertina di Vengo a squillo.

Copertina di Vengo a squillo.

IL GIOCO INSOLUTO

(introduzione a Vengo a squillo, Innovation, 1999)

Quello di GretaEta è il gioco poco ludico e molto dovizioso di chi si copre e, a poco a poco, si scopre per apparire vestita a tutto punto solo di sé stessa.

Allo stesso modo, le storie che racconta sono popolate da personaggi o, meglio, da persone tanto reali da risultare quasi riconoscibili. Il gioco di GretaEta si fa sempre più insistito e si concentra sul desiderio e sulla ricerca del suo soddisfacimento. La coscienziosa incoscienza modellata come una seconda pelle sui corpi dei suoi personaggi, che sono superfici levigate, curve, spigoli acuti, risulta senza angoli oscuri nei suoi disegni dalla solarità ossessiva, così ostentata da apparire assolutamente falsa. E allora vediamo cadere non solo gli orpelli, ma anche la maschera, tanto che GretaEta ci appare come Greta.

Ecco, quindi, che il tentativo di raccontare e di misurarsi con la natura del proprio narrato sembra le sia riuscito.

Greta si osserva senza bisogno di specchiarsi, semplicemente guardando i suoi personaggi muoversi da sé. Poi, osservando l’ultima tavola di Vengo a squillo, un dubbio ci sfiora la mente: e se fosse il volto a mimare i caratteri della maschera?

Se così fosse, Greta, così come ci è apparsa, torna di nuovo GretaEta, con i suoi caratteri, con gli stessi caratteri che nella maschera e nel volto si sovrappongono confondendo la realtà. (GF)

(© sulle immagini GretaEta)

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