Un Kolosso di carta

Kolosso n. 1.

Kolosso n. 1.

(Kolosso n. 1, Edizioni if)

Quando nacque, nel lontano marzo 1964, Mac Kolosso, il gigante tuttomuscoli meglio conosciuto con il solo cognome, pensò di conquistarsi un suo spazio grazie alla forza fisica, dote questa che certo non gli difettava, menando sganassoni a destra e a manca. Ma nonostante l’alone di simpatia che lo circondava, in edicola l’impresa non fu facile. I ‘concorrenti’ di quel periodo godevano di ottima salute ed erano, come si dice oggi, in trend positivo, e attestati su livelli di vendita che Kolosso non riuscì mai a… ‘colpire’. Rispondevano ai nomi di Tex, Capitan Miki, Zagor, Grande Blek, fino a Diabolik, copostipite del fumetto nero che, al pari di Kolosso, ostentava una ‘K’ come elemento caratteristico del proprio nome. Per il gigante biondo, però, l’esotica lettera non rimandava a sensazioni di terrore e di violenza che avrebbero suggerito, già pochi mesi dopo la sua nascita, anche altri antieroi come Kriminal, Sadik e Satanik. Kolosso, infatti, non aveva bisogno di attillate tutine dal gusto macabro per incutere paura nei suoi avversari. Il suo fisico possente, mostrato senza timore, spinge anche il più malintenzionato a desistere dai suoi propositi. E quei pochi che non desistono non possono che dolersene. Figlio del boom economico, Kolosso,nipote di Maciste, più forte di Ercole” (come lo definisce il sottotitolo della sua testata), anticipa con la sua figura quel Gigante Amico raddrizzaguai, protagonista, a partire dai primi Settanta, delle campagne pubblicitarie di una celebre industria dolciaria nazionale.

Il suo carattere positivo, però, non tragga in inganno chi lo incontra ora per la prima volta; quando c’è da menare la mani, il nostro non indietreggia mai davanti agli avversari e non concede loro né terreno né la ribalta del pubblico, se non per poche vignette, alla fine delle quali i malcapitati mostrano inequivocabilmente sui loro corpi i segni dell’incontro.

Le vicende narrate, che si susseguono senza soluzione di continuità, come in un classico feuilleton, ce lo presentano nelle situazioni e nei contesti storici più diversi. Grazie a un escamotage narrativo semplice ma efficace, la macchina del tempo, l’intreccio si sviluppa in maniera lineare. In questo modo gli autori conducono il lettore in tutti i luoghi dell’immaginario popolare. I riferimenti sono prettamente cinematografici: si parte dal genere “peplum” (su tutti Zorro contro Maciste, film diretto nel 1962 da Umberto Lenzi, il regista di Kriminal), si passa attraverso quelli gangster e spaghetti-western, e si finisce con velati riferimenti al genere comico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Il tutto è amalgamato con una robusta dose di scazzottate che anticipano di qualche anno il filone cinematografico che avrebbe visto Bud Spencer e Terence Hill come maggiori interpreti.

GLI AMICI DI KOLOSSO

 Se Kolosso è uno dei personaggi più scanzonati che il mondo del fumetto ricordi, ciò è dovuto (quasi sicuramente) al clima altrettanto scanzonato in cui nacque. Non a caso egli vide la luce nella redazione di una realtà editoriale la cui ragione sociale la dice lunga sulla sua natura, Casa Editrice Gli Amici.

Gli amici in questione sono Mario Faustinelli e Carlo Porciani. Il primo è, assieme a Hugo Pratt, Dino Battaglia e ad altri autori veneziani, uno dei creatori di Asso di Picche; il secondo, sceneggiatore e disegnatore, ha già realizzato, in collaborazione con Rinaldo D’Ami, le serie I Tre Bill e Davy Crockett.

A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Faustinelli e Porciani lavorano per l’agenzia di produzione editoriale dei fratelli Rinaldo e Piero Dami. Milano è il centro pulsante di questa attività che assorbe quasi completamente i due amici che pensano bene di distrarsi dalla routine del solito lavoro creando… un fumetto tutto loro. Nelle intenzioni deve essere slegato dalle rigide regole che vengono imposte ai Dami, e di conseguenza anche a loro, dai vari clienti.

Porciani e Faustinelli (che si firmano Carlomario) definiscono il loro personaggio e scrivono a quattro mani i testi delle prime storie. In seguito si uniscono a loro altri sceneggiatori, Pier Carpi, Lorenzo Orlandi e un giovanissimo Alfredo Castelli, mentre i disegni sono opera, oltre che di Porciani, di Antonio Canale (A. Lacena), Carlo Cossio, Gino Marchesi, Virgilio Muzzi, Franco Paludetti (F. Palù) e Sergio Tuis, tutti collaboratori dello studio Creazioni D’Ami.

Il clima di grande affiatamento che coinvolge l’intero gruppo sfocia spesso in spassosi sfottò che vedono gli autori diventare personaggi delle loro storie.

È il caso di Franco Paludetti, parodiato nella figura del ragazzino Pierino Lupadetti che punta tutti i risparmi del padre sulla vittoria di Kolosso, e di Carlo Porciani, che diventa il lottatore Porcianosky.

IL VOLTO DELL’EROE

Altezza: metri 2,16; peso: chilogrammi 158; circonferenza toracica: metri 1,60. Si può ben dire che Kolosso ha una struttura fisica di tutto rispetto. Se, però, si tiene conto che la sua professione è quella dello sportivo, si può ben comprendere la mole della massa muscolare che copre la sua già possente struttura ossea.

Come tutti i body-builder è un vero salutista; non pensa alle donne e, quando entra in un bar, si guarda bene dal consumare alcolici, preferendo trangugiare un bicchiere di latte. Inoltre, come i body-builder d’antan non sa nemmeno cosa siano doping, anabolizzanti e porcherie varie. Non gli difetta neppure la fiducia in se stesso, tanto che, non si tira indietro se deve compiere delle azioni spericolate, spesso al limite dell’incoscienza. Così, quando si trova a dover acciuffare un nemico, non esita a smontare pezzo per pezzo l’elicottero in volo sul quale questi tenta la fuga. Nemmeno la presenza di suo nipote Ferruccio sul velivolo lo distoglie dai suoi spericolati propositi. Potremmo quasi azzardare che Kolosso è talmente convinto dei suoi mezzi che sembrerebbe del tutto innaturale vederlo battuto dalla cattiva sorte.

A volte, forse, può apparire un tantino ingenuo, ma in quanto a cultura non è secondo a nessuno, tant’è vero che fa sfoggio di argomenti che mai si sospetterebbe possano fare parte del background del personaggio. Pagina 101 della ristampa pubblicata da Edizioni if nel 2004 ce ne dà la riprova: mentre è intento a lottare con strani robot sputafili, il nostro eroe riesce persino a citare Laooconte, figura della mitologia greca divenuta universalmente celebre per via di un gruppo statuario che lo ritrae nel momento in cui, assieme ai figli, viene stritolato dalle spire di due serpenti. Kolosso dimostra, quindi, di essere un eroe a tutto tondo; un inossidabile quarantenne capace ancora di entusiasmare lettori in cerca di personaggi solari e senza macchia. (GF)

(© sull’immagine Carlo Porciani/Edizioni if)

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