Scandalo all’italiana

Pravda, edizioni Della Valle.

Pravda, Dellavalle Editore.

Gli anni Sessanta del Novecento sono segnati da profondi mutamenti sociali e culturali che investono il mondo giovanile del cosiddetto Occidente. La spinta iniziale, che avrebbe innescato un effetto domino in tutti i paesi europei, arriva dagli Stati Uniti dove, nel corso del decennio precedente, prende vita il fenomeno della Beat Generation, movimento artistico letterario creato da un nutrito gruppo di scrittori e poeti. I loro nomi sono Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, Neal Cassady e Lawrence Ferlinghetti e sono fatti conoscere nel nostro paese dalle traduzioni e delle prefazioni che Fernanda Pivano realizza per editori come Einaudi, Rizzoli, Feltrinelli e Mondadori.

Nei testi di questi autori “maledetti”, provocatori e fortemente critici verso la società capitalistica, fanno la loro comparsa temi tabù, come l’utilizzo di sostanze stupefacenti e la libertà sessuale.

Altro elemento di cui tener conto per il cambio di gusto degli anni Sessanta è la Pop Art, corrente artistica statunitense che, grazie all’utilizzo di icone e stilemi grafici appartenenti alla cultura popolare, li trasforma in immagini pittoriche dirompenti. Valgano come esempi la Campbell’s Soup dell’artista e cineasta Andy Warhol o le gigantografie ricavate da Roy Lichtenstein da vignette tratte da serie supereroistiche e romantiche prodotte in origine dalla Marvel.

I paesi europei più ricettivi a quest’ondata sono il Regno Unito, grazie soprattutto alla comunanza linguistica con gli Stati Uniti, e l’Olanda, dove, nel 1960, sulla scia dei beatnik e dei primi hippy, nasce il movimento politico e artistico dei provos (provocatori).

Anche in Italia, seppure con ritardo e una buona dose di provincialismo, qualcosa incomincia a muoversi, grazie soprattutto ai cantautori che, contemporaneamente ai loro omologhi statunitensi, fanno l’ingresso nel mercato musicale nostrano apportando temi e modi interpretativi che si distaccano profondamente da quelli in voga nel periodo, grazie soprattutto alla cosiddetta “scuola genovese”, che si rifà a Bob Dylan e a Joan Baez e agli chansonier francesi, come Jacques Brel, Boris Vian e Georges Brassens.

Nelle canzoni dei cantautori italiani, incominciano a entrare temi “scomodi”, quali la morte, la prostituzione, l’antimilitarismo e la religione che, in chiusura di decennio, quando la rivoluzione giovanile europea si apprestava a vivere il suo periodo più maturo e turbolento, come il Sessantotto, avrebbero ancora subìto la censura di schiere di benpensanti. Basti pensare a una canzone come Dio è morto, scritta da Francesco Guccini, che la radio di stato censurò a lungo perché accusata di blasfemia.

Nel mondo della stampa, tra i primi ad accorgersi dei fermenti culturali e dei cambiamenti sociali ci sono i settimanali di costume, come il milanese ABC e i romani Men e L’Espresso, che dedicano spazi sempre più ampi a questi argomenti. Quando, nel 1964, nasce la minigonna, accessorio d’abbigliamento provocante e rivoluzionario, l’argomento è dibattuto a lungo con dovizia di particolari.

Quasi contemporaneamente, anche il fumetto, considerato generalmente un genere d’intrattenimento riservato agli adolescenti, incomincia ad abbandonare i collaudati contesti esotici e i temi avventurosi e umoristici e a interessarsi alla realtà contemporanea e ad argomenti non specificatamente per ragazzi. Tra i primi autori a praticare tale scelta c’è Guido Crepax, universalmente celebre per aver creato, nel 1964, Valentina, la disinibita fotografa milanese che vive vicende tra l’onirico e il reale, quasi sempre vestita di nulla. In realtà, un’altra eroina erotica ha già fatto la propria comparsa nel mondo delle nuvole parlanti. Il suo nome è Barbarella ed è protagonista di una serie fantaerotica creata nel 1962 dal francese Jean-Claude Forest, dalla quale, nel 1968, Roger Vadim trae un film dal titolo omonimo, interpretato dalla moglie Jane Fonda. A Barbarella e a Valentina, fanno seguito Jodelle e Pravda, disegnate entrambe da Guy Peelaert, rispettivamente nel 1966 e nel 1967.

In tutti questi casi si tratta di un erotismo cerebrale e intellettuale al quale fa da contraltare una schiera di testate popolari le cui protagoniste sono ancor più emancipate. Capostipite del genere è Satanik, spietata e disinibita criminale creata da Magnus & Bunker nel 1964, alla quale seguono Zakimort (1965), di Pier Carpi e Michele Gazzarri, Alika (1965), eroina fantascientifica di Alessandro Pascolini e Giorgio Chiapperotti, e Gesebel, la corsara dello spazio che gli autori, ancora Magnus & Bunker, creano nel febbraio del 1966.

La vera rivoluzione, però, sarebbe giunta poco più di un mese dopo, negli ultimi giorni di marzo del 1966, quando nelle edicole arrivano i numeri 1 di Goldrake e Isabella, prime testate edite da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon. A queste, nei successivi quindici anni, sarebbe seguita una lunga serie di pocket a fumetti che spaziano in vari generi, con la sola costante dell’erotismo e dell’essere plasmate su eventi mediatici, soprattutto cinematografici. Come Le Amanti di Dracula (Dracula has risen from the Grave), film horror del 1968, sulla cui scia Barbieri e Cavedon pubblicano l’affascinante vampira transilvana Jacula.

Ben presto, la produzione di Barbieri e Cavedon perde i contorni della rivoluzione, visto che, proprio a partire del 1968, molte testate giornalistiche che da tempo presentano immagini scandalistiche spostano in maniera decisa il limite del comune senso del pudore, pubblicando foto sempre più esplicite fino ad arrivare al nudo integrale femminile. Di fronte a questo tipo di rappresentazione, i fumettisti, armati solo di matite e fantasia, devono fare continui sforzi d’immaginazione per creare trame e situazioni in grado di competere con la realtà.

Una realtà che, nei dodici turbolenti mesi del 1968, vede lo scossone rivoluzionario che attraversa le coscienze dei giovani di tutt’Europa.

Non è ancora il tempo dei raduni del Parco Lambro, a Milano, e di Campo Hobbit, che avrebbero avuto luogo solo otto anni dopo, nei mesi a ridosso del Settantasette, e i concerti epocali di Woodstock e dell’isola di Wight, appuntamenti fondamentali della famosa “summer of love”, sarebbero stati per lungo tempo solo immagini lontane e mitizzate da quei pochissimi italiani che vi possono assistere.

Per tutti coloro che, impossibilitati dalle distanze geografiche dai luoghi teatro degli eventi e per mancanza di opportunità, vivono con una certa lontananza la contestazione studentesca, il libero amore e il fenomeno degli hippy – più noti in Italia con il nome di figli dei fiori –, saranno anche i trasgressivi e popolari fumetti horror-erotici a caratterizzare le trasformazioni della società italiana. (GF)

(© sull’immagine Guy Peelaert)

Lascia un commento

Your email address will not be published.