Pittura e fumetto, artista perfetto!

Nèura speciale Inchiostro d’Autore.

Saper guardare oltre. È questa la capacità che deve possedere un lettore di fumetti. Non solo per vedere al di là della realtà ordinaria, immergendosi in mondi immaginari, ma anche, e soprattutto, per decodificare quel piccolo spazio bianco tra vignetta e vignetta, che divide – e dividendo unisce – sequenze di immagini di sintesi: fotogrammi che raccolgono punti nodali di una storia.

Insomma, leggere fumetti non è un “gioco da ragazzi”, sebbene, come si diceva un tempo: “sono roba per bambini”. E, in effetti, è a un pubblico infantile che si sono rivolti per decenni, a partire da quel 27 dicembre 1908, che vide la nascita del Corriere dei Piccoli.

Leggere un fumetto è in realtà una sfida per adulti, o meglio, per menti adulte, proprio perché i ragazzi di oggi, affascinati da “universi” virtuali, graficamente molto elaborati, non sanno più stupirsi di fronte a un mondo fatto di carta e inchiostro.

Eppure, nella sua relativamente breve vita, il medium è cresciuto giungendo, proprio negli ultimi anni, a un grado di maturità straordinaria: possiamo ricordare qui i nomi di Joe Sacco e Art Spiegelman, vincitori del Pulitzer, rispettivamente per Palestina e Maus, oppure quello di Marjane Satrapi, il cui Persepolis è diventato un caso internazionale dopo il clamore provocato dal film che ne è stato tratto. Non dimentichiamo, inoltre, i numerosi punti di contatto con le arti plastiche, con le quali ha saputo dialogare e alle quali ha fornito fonti d’ispirazione continue.

Ma prima di raggiungere questi traguardi, il fumetto ha superato alcune importanti tappe. Dal 1931 ha ampliato il proprio pubblico, incominciando a raccontare storie di genere avventuroso, con la nascita delle prime serie realistiche. Dal 1945, si è appropriato in maniera definitiva dei balloon, ovvero delle “nuvolette” con le quali i personaggi parlano ed esprimono i propri pensieri, dapprima sostituite da strofe in rima a piè di vignetta che descrivevano il contenuto dell’immagine e davano voce ai personaggi.

In Italia, durante la dittatura, è stato un’arma nelle mani della propaganda. Negli anni seguenti la Seconda guerra mondiale è diventato “il cinema dei poveri”, quando ricalcava intrecci narrativi di film statunitensi di genere, dei quali mutuava scenari e tipologie di eroi.

È riuscito a comunicare a più livelli entrando in contatto con pubblici spesso eterogenei, e ha ricoperto un ruolo importante nella non facile missione di alfabetizzare, soprattutto negli anni cinquanta e sessanta, le fasce sociali più deboli.

Il fumetto è anche entrato nel linguaggio dell’arte contemporanea. Si pensi alla Pop Art, che elesse la “nona arte” a linguaggio residuo verso le masse. In tempi più recenti e in ambito nazionale, a Pablo Echaurren, autore di pittoriche biografie a fumetti (ad esempio, quella ristampata quest’anno da Gallucci, Majakovskij), e ad Andrea Chiesi, passato dal linguaggio dei comics a quello della pittura.Con questo medium, sono cresciute generazioni di lettori, che si sono riconosciute in personaggi in grado di superare indenni mode culturali, come il sessantaquattrenne Tex Willer, i cinquantenni Zagor e Diabolik, e il ventiseienne Dylan Dog, e ha contribuito a diffondere numerose campagne sociali.

Nonostante questo, però, ai comics spetta ancora un ruolo subalterno e ai suoi autori una posizione defilata, spesso schiacciati dalla popolarità delle loro “creature di carta”. Pochi ancora sanno chi è il creatore di Tex Willer. Altri ancora credono che lo sceneggiatore sia il letterista, ovvero colui che scrive i testi nei balloon. Fortunatamente, nel corso dei decenni alcuni fumettisti sono riusciti a lasciare una traccia di sé anche al di fuori del ristretto mondo delle “nuvole parlanti”. È il caso di Hugo Pratt, Milo Manara e Sergio Toppi. Non a caso, proprio a quest’ultimo, recentemente scomparso, è dedicata questa copertina di Nèura.

Nel cinquantesimo anniversario dalla nascita di Diabolik si può solo sperare che il medium fumetto acquisisca la dignità che merita, magari facendo comprendere a schiere di lettori distratti come sia ancora possibile emozionarsi di fronte a mondi immaginari di carta e inchiostro. (GF)

Articolo pubblicato sulla versione cartacea di NèuraMagazine, uscita in occasione di Inchiostro d’Autore a Savona

Lascia un commento

Your email address will not be published.