Dominó e il feuilleuton a fumetti

Dominò n. 1.

Dominò n. 1.

(if n. 14, Edizioni if)

Nel maggio 1967, le Edizioni Erregi, fondate solo cinque mesi prima da Renzo Barbieri e da Giorgio Cavedon, danno alle stampe Dominò, una serie in costume dai contenuti decisamente forti. La stagione del fumetto per adulti, di cui Dominò rappresenta un’espressione particolare, si è aperta cinque anni prima grazie a Diabolik, apripista di una lunga serie di testate di genere “nero”, che fa irruzione nel monotono panorama del fumetto italiano, fino ad allora frequentato da personaggi positivi, destinati principalmente a un pubblico di adolescenti.

Nella politica della Erregi, Dominò deve affiancare le altre serie per adulti, che nel volgere di poche settimane sono poste in vendita per saturare un’importante fetta del mercato fumettistico nostrano. I temi che contraddistinguono queste testate pubblicate da Barbieri e Cavedon sono i più vari. Si va dall’avventura di Isabella la Marchesa dei Diavoli, nata sulla scia della serie filmica Angelica la Contessa degli Angeli, allo spionaggio di Goldrake, che riprende le atmosfere e le trame di James Bond, il celebre Agente 007 di Ian Fleming, diventato proprio in quegli anni una star indiscussa del mercato cinematografico.

Fonte d’ispirazione di Dominò sono i personaggi del feuilleton francese d’inizio Novecento, come Arsène Lupin, protagonista dei romanzi di Maurice Leblanc, e Fantômas, di Pierre Souvestre e Marcel Allain. È soprattutto su quest’ultimo character che, anche iconograficamente, è modellato il protagonista della serie a fumetti. Prova ne è il frontespizio che apre gli albi: una figura gigantesca di Dominò che sovrasta Parigi, ripresa direttamente dalla copertina del primo romanzo di Fantômas, pubblicato dall’editore parigino Arthème Fayard nel febbraio 1911. Dominò potrebbe sembrare solo una delle infinite testate della Erregi destinata a una fine veloce e ingloriosa, se non fosse per il nome dell’autore che ne scrive i testi, Andrea Lavezzolo. Lo scrittore e sceneggiatore ligure ha alle spalle una carriera, incominciata nel 1936 con alcuni fumetti per Il Saladino e proseguita con Dick Fulmine (1940), Maschera Bianca (1945), Ciclone (1945), Gim Toro (1946), Kinowa (1950), fino al Piccolo Ranger (1958), serie western cui lavora fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1981.

Dominò è l’unico fumetto di Lavezzolo destinato a un pubblico adulto e va ricordato per la personale visione che lo sceneggiatore ha di questo “genere” fumettistico. In questo senso, l’introduzione a pagina due del primo numero di Dominò è illuminante:

Quando le Edizioni Erregi mi chiesero di scrivere un fumetto destinato agli adulti, esitai alquanto. Troppe collezioni riempiono le mostre delle edicole: fumetti che vengono definiti «per adulti» perché riflettono situazioni scabrose, violenze gratuite e fanno bella mostra di prosperosi seni e di cosce nude.

Il fumetto italiano ha ormai gloriose tradizioni, ma scrivere un fumetto per adulti è tutt’altra cosa. È evidente che, appunto perché destinato a un pubblico maggiorenne, esso può riflettere situazioni e battute di un certo verismo. Nel Germinal di Emile Zola, il lettore può accettare la Levaque nel cui letto si alternano lo sposo legittimo e l’amante secondo il ritmo del loro lavoro nella miniera, o la Mouquette che, nel corso di una sommossa repressa dalla forza pubblica, alza la sottana per mostrare in segno di derisione il sedere alle guardie. E nessuno penserebbe a formalizzarsi per il verismo di Zola. Un fumetto per adulti può appunto avere spunti di verismo, ma soprattutto deve interessare

per la trama, per i rovesciamenti di situazioni che afferrano il lettore come nel secolo scorso fecero Eugene Sue con I misteri di Parigi, Ponson du Terrail con Rocambole, Paul Féval con Gli abiti neri o – più vicino a noi – Maurice Leblanc o Léon Sazie con quello Zigomar, purtroppo sconosciuto in Italia, al quale indubbiamente attinse il soggettista dei film nei quali, cinquant’anni or sono, agiva Emilio Ghione nella veste di Za-la-Mort. Dominò è un fumetto per adulti che cerca di richiamarsi alla tradizione dei grandi romanzi “romantici” popolari e di legare il lettore per la sua trama. E se l’autore sarà venuto meno al suo compito, vogliate perdonarlo.

Lavezzolo rimane fedele al suo proposito e presenta, in un racconto a puntate, la vicenda di Christian de la Motte, un uomo ingiustamente accusato di omicidio che, per dimostrare la propria innocenza, assume l’identità segreta di Dominò. Ma i lettori non apprezzano una serie che poco indugia su situazioni scabrose e ancor meno mostra corpi femminili senza veli. Forse è anche l’autodifesa preventiva del suo autore a condannare la testata che, dopo soli quattro numeri, scompare dal mercato. Il limbo di Dominò, però, dura poco e solo tre anni dopo, nel giugno 1970, la serie ritorna in edicola in una nuova edizione di formato gigante. La riproposta presenta nei primi due volumi i quattro episodi, presentati due alla volta, già editi nella serie precedente. Poi, a partire dal terzo numero e fino alla chiusura della pubblicazione, avvenuta con il n. 6, appaiono sei episodi inediti. Elemento interessante è la presenza ai disegni di Saverio Micheloni il quale, nel 1965, illustra le avventure di Rocambol, un pocket “nero”. Sebbene la serie sia ambientata in un contesto differente, il titolo di testata è evidentemente desunto da Rocambole, altro personaggio del feuilleton.

Undici mesi dopo la pubblicazione del primo albo di Dominò, nell’aprile 1968, Luciano Secchi, altro importante sceneggiatore della scena fumettistica italiana degli anni Sessanta e Settanta, crea il ladro gentiluomo Milord che, come il personaggio di Lavezzolo, cela la propria identità dietro una maschera. I disegni della serie, uscita per dieci numeri, sono di Paolo Piffarerio che si firma con lo pseudonimo Paul Payne. Lo stile di Piffarerio, autore dotato di un tratto morbido, è ricco di tratteggi e ricrea perfettamente l’atmosfera della Londra degli anni Venti nella quale si muove il protagonista. Con la repentina chiusura di Milord finisce anche la breve stagione del feuilleton a fumetti per adulti. I due personaggi, che nella finzione narrativa hanno sfidato la legge con successo, nella realtà non riescono a vincere la sfida del successo di pubblico. (GF)

(© sull’immagine Eredi Cavedon)

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