Brutti, sporchi e cattivi

Copertina di un'antologia di Vuillemin.

Copertina di un’antologia di Vuillemin.

(Fumo di China n. 35, NED 50)

Dal 1984, ossia da quando i fumetti di Philippe Vuillemin hanno fatto capolino sulle pagine delle testate italiane, parte della critica ha indicato questo autore come “l’ideale continuatore dell’opera di Reiser”. Affermazione certo corretta, ma che non rende merito a un fumettista che ha saputo sviluppare un mondo proprio.

Diviene quindi doveroso perlomeno accennare parte delle peculiarità che lo distinguono dal suo referente.

Reiser presenta situazioni violente, ma l’elemento è stemperato dall’aspetto ludico con cui è applicato. Vuillemin, invece, è disincantato e feroce, tanto che i colpi da lui sferrati arrivano al lettore direttamente nello stomaco.

Trattando di analogie e differenze, potremmo idealmente ricollegare i suoi lavori a quelli del pittore espressionista George Grosz. Questi, in un passaggio del suo libro autobiografico Un piccolo sì e un grande no, disse di sé: “Presi a copiare nelle latrine i disegni folkloristici che mi parevano espressione diretta e traduzione concisa di forti sensazioni. Anche i disegni infantili mi stimolavano per la loro univocità”.

La frase che segue, invece, è parte di un’intervista resa da Vuillemin al mensile di moda Per Lui nel 1985: “Ecco, se a proposito di certi autori si parla di «linea chiara», nel mio caso si potrebbe parlare di «linea filo spinato».”

Le dichiarazioni riportate si assomigliano molto. La discriminazione e la sopraffazione tra classi sociali e razze sono, infatti, i loro temi comuni. Differente è, invece, la posizione dalla quale i due artisti muovono la loro denuncia. Se, nella Germania degli anni Trenta del Novecento, Grosz denuncia le vessazioni dei reduci di guerra, dei poveri e degli ebrei, auspicando un loro riscatto al sistema che li soverchia, Vuillemin si limita a raccontare le brutture quotidiane delle periferie francesi, esponendo ludicamente eventi dai toni sordidi, senza prendere posizioni di sorta. In questo mondo, i personaggi non si dividono in vinti e vincitori; ognuno è vittima di una miseria morale diffusa ed è al tempo stesso carnefice del prossimo. Si crea così un circolo vizioso nel quale, non essendoci via d’uscita, non esiste redenzione. Tutto è percorso da un forte sentimento di rivalsa.

Se il corpo è lo specchio dell’anima (e questa equazione vale per Vuillemin), il brutto diventa bruto.

Nella sua scrittura il fumettista francese attinge fortemente dal repertorio barzellettistico, applicando le regole di questo genere di narrazione popolare per rendere il linguaggio assai diretto assimilabile per eccesso. Le invettive e le scurrilità, quasi rigettate dai personaggi di questi fumetti, si tramutano in armi adatte ad abbattere l’avversario del momento, perché chiunque si concede a un altro viene sistematicamente travolto dalla natura violenta dell’amico-antagonista.

Tutte le figure assurgono a mere forme retoriche, riconducibili a un’unica grottesca caricatura dell’esser umano, reso nei suoi eccessi totalmente terreno.

La scelleratezza esistenziale diviene manifesta nelle degenerazioni di varia natura, a cui ogni personaggio indistintamente si abbandona, quasi che la frequentazione di tali atti sia giustificata dal loro esistere. Si presenta così un mondo che a un lettore avveduto appare immorale, ma che nell’ottica di un ipotetico personaggio risulta amorale. Difatti, agendo in un luogo privo di riferimenti specifici, il protagonista non deve confrontarsi con alcuna forma etica, ed è egli stesso giudice delle proprie azioni.

I disegni di Vuillemin rispecchiano il modo di trattare queste situazioni. In molti casi, la ripetizione degli sfondi e la gran quantità di liquami e liquidi organici che sembrano trattenuti a stento dalle squadrature irregolari che chiudono le vignette, sono logico supporto ai dialoghi semplificati nei quali sta molta della ricerca linguistica di Vuillemin.

Dimenticavo, i fumetti di questo particolare autore francese sono umoristici, ma non vi dovrete sorprendere se, leggendoli, il vostro sorriso lascerà spesso il campo a una smorfia. (GF)

(© sull’immagine Philippe Vuillemin)

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